ANGELO ACCARDI

Solo Exhibition

Dal 5 al 20 Dicembre 2014

Inaugurazione Venerdì 5 ore 18.00

C/O GALLERIA VERNICEARTE

PIAZZA MASSARI, 6 – BARI

ORARI D’APERTURA:

10:00 – 13:00  17:00 – 19:00

FUORI LUOGO PAURE LIQUIDE
È un “fuori luogo” a tinte forti quello che ci consegna Angelo Accardi, dopo aver scandagliato il proprio inconscio e la propria sensibilità sul mondo. Il suo, è un fuori luogo subìto, non voluto, che porta con sé la paura della presenza temuta. Egli materializza sulla tela il corpo di una minaccia che incombe: è la minaccia dell’invasione, della perdita o della xenofobia; è la minaccia latente dello scontro finale, non importa se questo sarà per le distonie tra civiltà o per l’implosione della sola nostra civiltà. La locuzione “fuori luogo” deve essere letta in maniera letterale. Non è un modo di dire. È proprio la presenza di un elemento surrettizio in uno spazio che non gli appartiene, che muove la reazione di Accardi, abituato a rispondere con icone mentali agli stimoli che lo smuovono. Sono fuori luogo gli aerei tra le strade della città. Sono fuori luogo gli struzzi tra le strade della città. È fuori luogo un’arca in città. Cogliere il fuori luogo, dandogli un volto, significa poter afferrare i giusti elementi per capire quale sia la minaccia che incombe.
Sarà l’attacco terroristico? Sarà il diluvio delle merci? Sarà l’egoismo delle multinazionali? Accardi ci aiuta a capirlo. Il timore della perdita ci anticipa l’angoscia del suo verificarsi.
Questo timore oggi si diffonde sotto forma di paura liquida, che si distribuisce quasi equamente tra le persone. Scrive il sociologo Zygmunt Bauman nel suo recente saggio Paura liquida: “La paura più temibile è la paura diffusa, sparsa, indistinta, libera, disancorata, fluttuante, priva di un indirizzo o di una causa chiari; la paura che ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque, ma non si mostra mai chiaramente”. Accardi è un testimone attento del suo tempo: raccoglie la presenza fluttuante di questa paura, ma non si limita a registrarla; la snida per tagliarla alla radice e per darle un volto di modo che possa essere affrontata. “Nelle nostre società occidentali, aperte e tolleranti, sembra all’improvviso caduta la notte. Non dobbiamo avere paura”, dice Accardi. E aggiunge: “La luce dell’arte, che accomuna i popoli, tutti i popoli, potrà guidarci”. Le opere inserite nel ciclo “fuori luogo” non sono impostate sulla figurazione meravigliosa di memoria surrealista. Gli accostamenti inconsueti non vogliono essere la veglia che attinge dal sogno. I palazzi e gli aerei, gli struzzi e le strade metropolitane sono immagini attinte da uno stato di coscienza dilatata, in cui l’elaborazione inconscia della paura latente ha fatto caracollare accostamenti coordinati sempre e comunque dalla ragione. Qui l’artista non è stato preso da nessun automatismo interno, perché la citazione e la liquefazione (sgocciolamenti e macchie) dei corpi dipinti sono un processo che egli governa per creare immagini di correalismo. Sono immagini il cui realismo non è quello del mondo esterno ma quello mentale dell’artista, che egli esprime espettorando i propri frame mentali, ossia quelle figure che risalgono alle impostazioni cognitive, che sono l’ “a priori” della sua grammatica linguistica. Accardi quindi non ha sognato i suoi quadri, non li ha avuti in dono da pesanti incubi. Li ha creati esplorando se stesso come unità sistemica. Accardi intravede una realtà possibile, prima che possa verificarsi. Ci preannuncia delle eventualità. Ci anticipa pronostici e possibili risultati. Ce li fa vedere con la diapositiva della sua mente di artista, mettendoci a disposizione la sua realtà complementare, quella che nasce prima delle emozioni. Noi invece siamo colti da una valanga di emozioni nel vedere le opere di Accardi. Emozioni che nascono dalla sollecitazione della bellezza delle cose eventuali, dalla loquacità figurativa di mondi possibili e pericolosi, gocciolanti. Noi, per fortuna, abbiamo la possibilità di evitare le derive che Accardi ci segnala, di superare le paure liquide di una contemporaneità da vivere e non da subire.
Aldo Carrozza

 

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