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Akira Zakamoto

Akira Zakamoto nasce a Tokyo il 6-6-1974, la madre Rumiko Toho, produttrice cinematografica, e il padre Toshiro Zakamoto, attore, iniziano il piccolo Akira al mondo dell’arte fin dalla tenera età.

Nell’estate del 1982 Akira Zakamoto scompare, le ricerche durano un intero anno finchè il bambino non viene ritrovato in Italia il 19 ottobre 1983, Akira sosterrà in seguito, tra lo stupore generale, di essere stato rapito da creature non umane e di avere visitato altri mondi. L’esperienza vissuta con gli alieni diventa chiara a Zakamoto solo nell’estate del 2003, ritorna in Italia dove risiede tutt’ora. Come scrive nel suo “Diario di un angelo” (pubblicato da Yuasa) “Dopo un esperienza di vita inutile iniziai a percepire i segni del grande cambiamento” a seguito di questa percezione Zakamoto inizia a ricordare la sua esperienza con gli esseri di altri pianeti e a dipingere i soggetti profetici caratteristici della sua poetica.

Negli ultimi anni con una serie di progetti artistici ed esposizioni artistiche ( Le Roccaforti del sogno, Pietre venute dallo spazio, Dea, I creatori di mondi, DreamFrame) porta nel mondo il messaggio affidatogli dagli esseri extraterrestri: “Stiamo per assistere alla nascita di una nuova dimensione creata dall’amore, dal sogno, dalla magia e dalla follia”. Assieme a Ciro Palumbo fonda “Bottega Indaco” ateliere di pittura e spazio di incontro e contaminazione tra pittura, teatro, poesia, cinema e comunicazione.

La sua esperienza di “rebirther” lo porta a ripercorrere tappe di un infanzia dimenticata, che si traduce in una pittura essenzialista, dove gli sguardi in primo piano di infanti fungono da traghettatori del nostro sguardo interiore verso una dimensione cosmica, antica e futura come il viaggio che Stanley Kubrick fa compiere all’astronauta Bowman in 2001 Odissea nelo spazio. Ad una tale odissea, interiorizzata e cosmica al tempo stesso, si riferisce la pittura di Zakamoto, che presenta alcuni punti di contatto con l’estetica giapponese dei manga, fumetti giocati esclusivamente sulle valenze emotive e narrative dell’immagine, che incontra nel colore un importante luogo di assimilazione del concetto, di esasperazione della realtà e di trasfigurazione dello spazio-tempo lineare in immagine fantasiosa.

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